giovedì 22 dicembre 2011

Vendola a Canosa nel Marzo 2009 "Inaugurato il reparto di Ostetricia e Ginecologia"


IL NOSTRO PUNTO NASCITA
DATI DEL 2011

TOT. PARTI 541

TASSO DI CESAREI 33.1% (180 T.C.)
NULLIPARE 248
CLASSE 1° e 2° DI ROBSON 25.3%
PARTI OPERATIVI 3 (0.5%)


TOTALE IVG 311
IVG FARMACOLOGICHE (RU486) 232 (74.5%)

AMBULATORIO OSTETRICO
2441 ECOGRAFIE
2009 VISITE SPECIALISTICHE








Ru486 L'Esperienza del nostro reparto
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La Riorganizzazione dei Punti Nascita in Puglia

Nel giugno del 2011 il prof. Tommaso Fiore, assessore regionale alle politiche della salute, convocò a Bari tutti i Direttori delle U.O. complesse di Ostetricia e Ginecologia e di Pediatria della Regione Puglia. L'ordine del giorno era "La riorganizzazione dei punti nascita nella nostra regione". Questa lodevole iniziativa, purtroppo, non ha avuto seguito e non si è sviluppato un dibattito, su un tema così importante come la Nascita che, a mio parere, dovrebbe coinvolgere, oltre gli operatori sanitari, tutta la società civile e soprattutto le donne e le organizzazioni femminili.

L'accordo Stato Regioni del 16 Dicembre 2010, recepito anche dalla nostra Regione, impone una razionalizzazione e riduzione dei punti nascita secondo criteri che perseguano 3 obiettivi:

  1. Riduzione degli sprechi
  2. Sicurezza
  3. Umanità

In Puglia i punti nascita sono 42 mentre in regioni come l'Emilia Romagna. la Toscana e il Piemonte, oscillano tra i 20 e i 23!

Siamo tutti convinti che ci debba essere una svolta:

  • i punti nascita con meno di 500 parti/anno devono chiudere, con poche eccezioni determinate da ragioni logistiche e non lobbistiche (dovrebbero già essere stati chiusi al 31/12/2011)
  • i punti nascita con 500-1000 parti/anno devono essere "accorpati" tra di loro perseguendo i tre obiettivi prima citati.

La riduzione degli sprechi, secondo criteri di economicità, è automatica, nel momento in cui si accorpano 2 reparti; anche la sicurezza è sicuramente maggiore se l'accorpamento avviene nelle strutture con paletti di sicurezza già esistenti (Rianimazione materna, Centro trasfusionale etc.), mentre per le moderne esigenze di “umanità” i criteri sono meno definiti.

Su quest'ultimo obiettivo è necessario fare chiarezza.

Umanità significa "ambienti adeguati" che non disturbino i processi fisiologici del parto, significa assistenza "one to one": una ostetrica vicino ad ogni singola donna, in una sala parto-travaglio, dove può essere accolto il marito o la madre o la persona desiderata dalla partoriente. Questa è l'unica strategia efficace nella riduzione dei tagli cesarei (evidenza scientifica di livello 1A). Altre misure, farmacologiche o di altra natura, si sono dimostrate inefficaci.

Il tasso di cesarei, che, se elevato, è un indicatore del degrado organizzativo e assistenziale, va preso in seria considerazione per non ripetere esperienze già vissute in altri paesi Europei. In Inghilterra, a Londra, tre anni fa, hanno inaugurato, con una spesa di circa 12 milioni di sterline, il "Barkantine Birth Centre" una casa del parto con circa 600 parti /anno, a 12 minuti di ambulanza dal Royal Hopital. Questo per correre ai ripari dopo gli accorpamenti selvaggi che avevano prodotto una diminuzione dei parti fisiologici. Un aumento del tasso di cesarei in Puglia, che già sfiora il 50%, avrebbe effetti catastrofici, con ricadute anche economiche, come ben sa l'assessore Fiore. E' necessaria, quindi, una attenta ricognizione delle risorse umane e di quelle strutturali già esistenti. Dobbiamo sapere che in un reparto ostetrico con 1500 parti sono necessarie 3-4 sale parto-travaglio perchè non è proponibile una assistenza in cui ci siano contemporaneamente più donne in travaglio in una stessa stanza (vecchia sala travaglio). Torneremmo, per quella che è la nostra esperienza, ad una sorta di "medioevo assistenziale".

Non è, quindi, sufficiente nel decidere gli accorpamenti, il parametro "numero di parti" , ma anche il tasso di cesarei insieme all’esistenza di strutture adeguate. Oltre alle sale travaglio-parto, quante sale operatorie dedicate (cioè ubicate accanto alle sale parto) esistono nei punti nascita pugliesi? Sono anche queste previste dall'Accordo Stato-Regioni. Dovremmo riflettere sull’esigenza attualissima di dividere la popolazione di donne gravide a rischio dalle donne portatrici di gravidanze fisiologiche.

Credo che le difficoltà economiche che attraversiamo debbano farci fare scelte coraggiose, ma nella furia di risparmiare e “rientrare” nell’immediato, si rischia di “sprecare” le risorse umane e strutturali che già abbiamo, con un danno economico maggiore in tempi lunghi. Lo sforzo deve essere quello di dare o meglio di ridare, dignità alla nascita che rimane il primo segno di civiltà e non si deve fare confusione tra “la chiusura”dei piccoli ospedali inefficienti e la riorganizzazione dei punti nascita nella nostra Regione.

Antonio Belpiede, M.D.

Direttore U.O. Ostetricia e Ginecologia

Canosa di Puglia

http://ostetriciaeginecologiacanosa.blogspot.com/






L'attività del nostro reparto nel 2011